Da 70 anni un investimento in speranza

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Il direttore del Borgo Ragazzi don Bosco, don Stefano Aspettati, racconta l'evoluzione dell'esperienza educativa al Borgo, dal secondo dopoguerra ad oggi

Era il 22 marzo 1948: il Borgo Ragazzi don Bosco cominciava ufficialmente la sua storia. Tanti sciuscià (così volgarmente chiamati i ragazzi di strada della Roma del secondo dopoguerra), accolti dapprima in maniera sommaria, trovarono finalmente un luogo di riparo, un luogo di pace, una famiglia. Il Borgo ha compiuto 70 anni e oggi come allora, nelle mutate situazioni sociali, è una “casa di pace per i giovani”. È questo infatti lo slogan che abbiamo scelto per celebrare questa bella ricorrenza.

Nel 1948 mentre la Costituzione ricostruiva i valori fondanti della democrazia e del bene comune che la guerra aveva distrutto, opere come il Borgo Ragazzi don Bosco ricostruivano giovani distrutti e privati negli affetti attraverso l’educazione. Il mese di maggio, solitamente faticoso per la necessità di portare a conclusione proficuamente un anno pastorale, è stato ancora più faticoso per gli incontri e le celebrazioni che lo hanno caratterizzato, ma anche davvero un mese ricco.

Lo scorso 17 maggio alcuni nostri ragazzi sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che li ha accolti delicatamente e loro gli hanno parlato, facendo notare quanti paralleli ci sono tra i valori fondamentali della Carta Costituzionale e quanto facciamo al Borgo, ma notando anche che alcuni diritti purtroppo ancora non sono riconosciuti, specie ai ragazzi più in difficoltà e tra loro in particolare gli stranieri. Il Presidente ha ammesso tutto questo, pur riconoscendo che tanta strada è stata fatta perché alcune tutele che la Costituzione prevedeva a favore dei ragazzi sono stati specificati da successivi trattati, ma occorre continuare a vigilare anche oggi, perché vengano ovunque rispettate.

La settimana precedente, il 9 maggio, con circa 250 tra ragazzi, operatori, formatori e semplici cittadini del Borgo eravamo andati a ringraziare il Signore incontrandolo idealmente nel Suo rappresentante in terra, il  Santo Padre Papa Francesco. Al termine dell’Udienza generale, anche lui incontrando una delegazione dei nostri ragazzi, li invitava a non perdere la giovinezza. È un bell’incoraggiamento che vale per i giovani e per i meno giovani e che a mio avviso equivale a dire: non perdete la speranza! (frase tra l’altro cara a Papa Francesco). Proprio perché i giovani, specialmente quelli che dalla vita hanno ricevuto di meno, continuino a sperare “da giovani”, continua a esistere il nostro Borgo.

70 anni sono tanti, vogliono dire decine di migliaia di ragazzi passati dalle scuole, dalla formazione professionale, dall’oratorio e negli ultimi 20 anni dalla casa famiglia, e dal centro minori. Sono cambiati gli scenari, sono cambiate le provenienze, sono cambiate le povertà – anche se alcuni drammi rimangono intatti – dei giovani, ma non è cambiata la passione educativa con cui cerchiamo di sostenerli.

La nostra missione è perciò chiara e anche spesso obbligata da una società abituata a “scartare” e a lasciare ai margini i ragazzi che non stanno al passo. Loro non hanno voce per chiedere di essere visti. Noi cerchiamo di dargliela. Per questo è importante che le istituzioni e i privati camminino con noi; grazie a Dio possiamo dire che abbiamo tante conferme in questo senso. Dobbiamo continuare a investire in speranza.