Come demolire la narrazione del debito?

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L'annullamento del debito come punto nodale di un'economia e di una finanza più giuste

Se ne è parlato la sera di martedì 7 novembre presso la Sala Studio del Borgo Ragazzi Don Bosco, in occasione della presentazione del volume “Il muro invisibile“,  scritto a più mani, curato da Antonio De Lellis ed edito dalle Edizioni Bordeaux.

In un’epoca segnata dal riaccendersi del dibattito intorno al tema delle frontiere e dei muri,  un nuovo “muro invisibile” è stato eretto dagli amministratori del denaro pubblico mondiale, per far sì che il debito dei paesi più deboli non venga mai “estinto”. A spiegare questa tesi e quindi la genesi di questo volume poliedrico, è lo stesso curatore De Lellis.

Introdotto dai giovani del gruppo “Mente Locale”, De Lellis ha illustrato i meccanismi legati alle dinamiche debitorie, raccontando inoltre il suo impegno per l’abolizione dei debiti illegittimi, che ha contribuito al raggiungimento di risultati come la redazione della Carta di Genova1 e l’istituzione del CADTM (Comitato per l’Abolizione dei Debiti Illegittimi).

Renato Cursi, autore di uno dei saggi contenuti nel volume, ha quindi difeso la sua tesi per cui alcuni fenomeni riconducibili al processo di ‘globalizzazione’ in corso sembrano oggi minare alle radici non solo il principio del monopolio dell’uso legittimo della forza da parte dello Stato, ma anche il diritto e la capacità di quest’ultimo di sottoporre tale uso della forza ad un controllo democratico, a vantaggio del solo principio del profitto e quindi a vantaggio dei soggetti, multinazionali e privati, più predisposti e in sintonia con questo principio. Analizzando nel dettaglio alcuni di questi fenomeni, Cursi ha quindi denunciato il legame poco visibile che unisce il debito pubblico con i movimenti della finanza privata a sostegno della produzione e del commercio delle armi.

I due coautori hanno infine risposto alle domande del pubblico, suggerendo alcuni passi da compiere per una maggiore consapevolezza intorno a questo tema, a partire dalla selezione delle fonti per informarsi, passando per una scelta critica delle banche cui affidare i propri risparmi, per arrivare all’impegno concreto nell’audit (indagini e revisione) dei debiti degli enti locali e nella promozione della campagne a sostegno della difesa civile e non violenta.

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  1. Carta di Genova: è una Carta d’intenti comuni, sottoscritta da singoli o organizzazioni, che propone
    a tutte le realtà interessate ed attive a livello locale, nazionale ed internazionali, la costruzione di un percorso che abbia i seguenti obiettivi:
    a) promuovere un diverso modello sociale ed economico che metta al centro la piena dignità di
    ogni persona nel rispetto della vita del pianeta, nostra casa comune;
    b) promuovere una campagna di sensibilizzazione sui temi del debito, della finanza e della
    ricchezza sociale, che sappia comunicare in forme semplici la complessità di questi temi;
    c) avviare, in forma partecipativa e dal basso l’istituzione di una Commissione popolare
    d’indagine e di verità sul debito pubblico italiano, al fine di sapere se, e in quanta parte, tale
    debito è illegittimo.