Il ragazzo “che ce sapeva fa!”

Il ragazzo “che ce sapeva fa!”

La storia che sto per raccontarvi parla di Davide, un ragazzo cresciuto in oratorio e che ha fatto un bel percorso di vita, reso possibile grazie al contributo di volontari, di animatori, di tutta la comunità educativa, ma soprattutto di alcune persone che si sono fatte carico delle necessità che questo percorso richiedeva, anche di tipo economico, non perché la famiglia non volesse o non potesse contribuire, quanto piuttosto per responsabilizzare il ragazzo nelle scelte che voleva intraprendere.

Il percorso di Davide, fino a qualche anno fa, era impensabile!!! L’ho conosciuto nel ‘97/’98, quando ha messo piede per la prima volta al Borgo Ragazzi Don Bosco all’età di 8 anni. Era venuto per iniziare un gruppo di catechismo: già dai primi ritiri, ci siamo resi conto che prometteva “molto bene” come capobanda, sia durante il giorno, ma anche e soprattutto durante la notte! Era un ragazzino vivace ed intelligente, ma proprio in virtù di queste sue doti, anche un bambino impegnativo.

Nel 2002 ho dovuto lasciare l’oratorio per un altro incarico; sono tornato nel 2005 e l’ho ritrovato sempre in oratorio: aveva appena ricevuto la Cresima. In quegli anni manifestava il desiderio di voler diventare un animatore; ma dietro a questo suo desiderio, se ne nascondeva uno più grande: quello di dimostrare che lui “era qualcuno”. E lo voleva dimostrare sia in oratorio che in piazzetta, sia con gli amici “dentro” che con gli amici “fuori”, assumendo comportamenti diversi a seconda del luogo dove stava. Faceva di tutto per essere riconosciuto come un ragazzo in gamba, come una persona che “ce sapeva fa!” o che “se la comandava”, anche se con comportamenti abbastanza contraddittori.

Davide era consapevole di questo suo modo di essere, delle sue contraddizioni, ma la voglia di emergere era più forte. Tenendo conto del fatto che voleva fare l’animatore a tutti costi,lo abbiamo accolto così com’era, cercando di contenerlo e di indirizzarlo, rimotivandolo ogni volta, facendo in modo che fosse una persona di valore, non solo in oratorio ma anche in piazzetta, con gli “amici di fuori”. Non sempre, però, ci si riusciva, essendo Davide nel pieno dell’adolescenza!

Ad un certo punto, all’età di 17 anni e mezzo, viene da me e dice: “Voglio lasciare scuola e voglio andare a lavorare” (faceva il quarto superiore). Effettivamente, da un punto di vista scolastico, aveva sempre stentato: ogni anno veniva rimandato e poi promosso con qualche calcio di accompagnamento, al terzo viene bocciato, frequenta di nuovo il terzo anno, promosso al quarto e verso febbraio gli viene la brillante idea di lasciare la scuola. Io ho cercato di capire se era davvero sicuro o se fosse stata una decisione presa sulla scia del momento. Era irremovibile! Così è stato aiutato a cercare un lavoro e devo dire che, una volta iniziato, il lavoro lo ha molto più responsabilizzato della scuola. Ha iniziato a lavorare come guardia giurata, poi ha deciso di avviare, insieme ad un suo amico, una attività commerciale di fumetti, aiutato anche dai genitori.

Fino a quando, improvvisamente, è iniziato in Davide un profondo cambiamento: aveva abbandona gli atteggiamenti di “capetto” per assumere quelli di colui che vuole aiutare gli altri e che vuole cambiare in positivo. Ha lasciato la piazzetta e si è dedicato completamente al servizio dei più piccoli in oratorio. Fino a quando mi viene in mente una proposta: anche se con tanti dubbi e perplessità, ho provato a confrontarmi con un altro salesiano che aveva avuto la mia stessa idea: volevamo chiedere a Davide di pensare ad un impegno più forte nei confronti dei giovani, mettendo a disposizione le sue grandi capacità di stare con i ragazzi e mettendo anche in atto un profondo cambiamento di vita. Davide ha accettato, affiancato da noi salesiani che gli indicavamo delle strade da intraprendere, affinché lui potesse continuamente verificare le tappe del suo cammino. Intanto si impegnava sempre più costantemente all’interno dell’Oratorio e partecipava anche ai momenti comunitari di preghiera. L’obiettivo della proposta era di capire se la vocazione salesiana potesse essere la risposta alle sue scelte di vita.

Per intraprendere però questo nuovo cammino bisognava completare alcune tappe lasciate in sospeso: innanzitutto, doveva riprendere la scuola e diplomarsi; ma, proposta ancora più ambiziosa, non riprendere da dove aveva lasciato, ma cambiare completamente indirizzo, più confacente a quello che aveva deciso di fare, ovvero un indirizzo più impegnativo, come quello di “responsabile di comunità”: insomma, ricominciare da capo.

È stata, per Davide, una bella sfida: in un anno riesce a dare gli esami dei primi 4 anni, ad essere ammesso agli esami di maturità e a diplomarsi con una sufficienza piena. Altra tappa era quella di dimostrare di essere capace di responsabilizzarsi nei confronti di quello che stava facendo: non poteva chiedere nulla ai suoi genitori, che stavano sbrigando le pratiche per chiudere l’attività che lui aveva aperto; non poteva contare sulla comunità salesiana, che per lui poteva diventare anche una scappatoia. Quindi, ho chiesto ad alcuni donatori dell’oratorio se potevo destinare le loro donazioni al sostegno del cammino di Davide, spiegando che questo avrebbe fortemente responsabilizzato il ragazzo nei confronti della scelta fatta (c’è qualcuno che crede e investe su di te).

Attualmente, indipendentemente da come continuerà il suo cammino, Davide resta una persona che ha intrapreso un percorso che lascia a bocca aperta. Adesso è a Genzano con i novizi e devo dire che tra tutti i ragazzi, suoi compagni, Davide è quello che ha camminato più seriamente, abbracciando con forza tutte le proposte che gli sono state fatte, anche quelle più scomode, anche quelle che non lo mettevano al centro dell’attenzione ma lo ponevano solo ed esclusivamente al servizio degli altri, anche quelle che proprio non gli piacevano, anche quelle che lo hanno portato a stare zitto quando aveva ragione.

Davide sta veramente portando avanti un cammino di crescita strabiliante, tanto da dover dire grazie non solo a lui e a tutte le persone che lo hanno sostenuto, ma soprattutto a Dio che ha fatto per lui cose grandi.