“Le vie sbagliate” sono figlie dell’emarginazione

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di Roberto Alessandrini

Il 24 settembre, presso la sala Remigi del Borgo Ragazzi don Bosco, si è svolta la presentazione del libro “Le vie sbagliate” di Dario Basile (Edizioni Unicopli, 2014) Un testo che racconta la migrazione italiana verso la Torino industrializzata, dagli anni sessanta agli ottanta, vissuto e testimoniato dai ragazzi di allora, per evidenziare come quei fenomeni furono in tutto simili a quelli attuali.
All’incontro sono intervenuti, don Stefano Aspettati, direttore del Borgo Ragazzi don Bosco, padre Giovanni La Manna, presidente dell’associazione onlus Elpis, Francesca Danese, assessore alle Politiche sociali di Roma Capitale, Marco Rossi Doria, assessore alle Politiche di sviluppo nella periferie, Giuseppe Pungitore, segretario generale dell’associazione Orares (Opera Romana Arte Ricerca Educazione Solidarietà) e Dario Basile, autore del libro.

MIGRANTI DI IERI E DI OGGI. La presentazione è iniziata con l’intervento di don Stefano Aspettati, che ha sottolineato che ‹‹anche Gesù è stato un migrante. Gesù è scappato in Egitto e nel suo lungo calvario è stato aiutato da Simone di Cirene, che non era egiziano. Noi salesiani siamo figli di Giovanni Bosco, che era un migrante, essendosi spostato dalla campagna di Asti a Torino››. Don Stefano nel suo discorso ha aggiunto: ‹‹il nostro Centro Salesiano, da sempre, è impegnato a sostegno del disagio giovanile, tramite l’accoglienza, la formazione, l’educazione di ragazzi di nazionalità e religioni diverse. Crediamo che questo sia l’unico modo per educare all’integrazione ed al rispetto reciproco tra le persone››.
Per padre Giovanni La Manna, presidente dell’associazione onlus Elpis, «questo libro è un contributo alla memoria, per non dimenticare che anche noi italiani siamo e siamo stati migranti, dal sud al nord, dal centro alla periferia; una periferia che spesso è lo scarto della società e di una politica che ignora le sue difficoltà››.
L’autore infatti, in questo libro, narra ed analizza, le difficili vicende di adolescenti, figli della grande migrazione interna, cresciuti nelle isolate periferie di edilizia popolare di Torino, quasi a voler far comprendere che l’accoglienza e l’integrazione, sono gli unici strumenti utili, per evitare che i giovani possano intraprendere vie sbagliate.

NUOVE SOLITUDINI. «Nel mio lavoro, mi sono resa conto che, nella collettività, c’è un modo di pensare poco evoluto. Spesso si tende a scansare l’ultimo arrivato; quel cittadino o immigrato che risulta essere in difficoltà e quindi un peso per la società e per la politica ha detto Francesca Danese, assessore alle Politiche sociali di Roma Capitale. «Noi, politici in prima linea, abbiamo il compito di introdurre una cultura nuova, a tutela degli ultimi, che siano anziani, studenti, immigrati, donne e persone con handicap. Il libro di Dario Basile è un importante contributo al cambiamento, in una realtà che assiste alla nascita di tante nuove forme di solitudine e di povertà››.
Giuseppe Pungitore, segretario generale dell’associazione Orares, ha aggiunto: «anche io sono stato un migrante, essendo partito dalla Calabria per poi venire a Roma, come mio padre che è andato negli Stati Uniti e mio nonno in Germania. Questo libro quindi, in parte, rappresenta la mia esperienza, essendo io un cittadino del mondo. Ho vissuto l’emarginazione di chi è un migrante e di chi vive in periferia e non è considerato membro di una città. Questo è un libro molto bello, che mi ha fatto emozionare e soprattutto commuovere».

OFFRIRE POSSIBILITÀ. “Le vie sbagliate” di Basile è un testo che cerca anche di contrastare quella strana idea che spesso affiora nel dibattito pubblico: che i giovani stranieri si comportano male a causa del loro retroterra culturale. Spesso invece, le cattive condotte sono figlie dell’emarginazione e della mancanza di cultura di un paese che non sa accogliere.
Per Marco Rossi Doria, assessore alle Politiche di sviluppo nelle periferie, «in qualità di ex insegnante, posso affermare che il dialogo con i ragazzi è uno strumento per salvarli dalle vie sbagliate. Il linguaggio dei giovani di oggi è diverso da quello dei ragazzi di ieri e quindi è più difficile entrare in sintonia con loro, ma non dobbiamo smettere di comunicare. La scuola, l’arte ed il teatro, sono essenziali per conoscere l’anima e le necessità dei giovani».
Dario Basile ha concluso l’incontro ringraziando tutti i presenti ed affermando che «incontri come questi ti fanno capire che il lavoro di uno scrittore, spesso, può servire a far riflettere. Questo libro nasce grazie all’Università di Torino, che ha voluto mettere a confronto la migrazione di ieri con quella di oggi, al fine di far comprendere che, per evitare che alcune vicende storiche possano verificarsi nuovamente, occorre offrire a tutti le stesse possibilità».

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