Un posto che mi piace

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Alcuni giovani si sono impegnati per Casa Famiglia del Borgo Ragazzi don Bosco, mettendosi la servizio dei ragazzi ed imparando da loro. Ogni giovane ha vissuto la propria esperienza in maniera diversa, ma tutti evidenziano la gioia di un'avventura indimenticabile.

ALL’INIZIO NON È STATO SEMPLICE

Il suono di un campanello. Una porta che si apre, un ragazzetto dagli occhi vispi che mi viene incontro accogliendomi ed invitandomi ad entrare in casa. Un tavolo lungo e colorato con tante sedie intorno, foto appese alle pareti che ritraggono visi sorridenti, una musica che proviene da un’altra stanza, profumo di casa …

È iniziata così la mia esperienza in Casa Famiglia come volontaria in servizio civile.

All’inizio non è stato semplice conoscere e farmi conoscere dai ragazzi: è un rapporto che si crea giorno dopo giorno, a piccoli passi, rispettando i tempi di ognuno. Quello che apprezzo di più è il rispetto che viene dato ad ognuno di loro e la possibilità di potersi ritrovare: la sofferenza e le difficoltà non sono solo un qualcosa da dover “contenere”, ma diventano un punto di partenza di un cammino. Se dovessi fare un confronto tra ciò che i ragazzi e la Casa Famiglia mi hanno dato e ciò che io ho dato loro sicuramente sarei in debito…

I ragazzi mi hanno insegnato che nonostante le difficoltà è possibile reagire, ritrovare se stessi e andare avanti… nonostante tutto! I loro sorrisi spesso ne sono una testimonianza, perché la vita in Casa Famiglia ne valorizza le risorse. A sostenerli in ciò, ci sono persone che testimoniano con il loro lavoro quotidiano la passione e la dedizione verso quello che, più che un “mestiere”, è una scelta di vita.

A pochi mesi dalla fine di questo mio percorso, ho la certezza di aver lasciato ai ragazzi una parte di me: inizialmente vedevo questo anno come un’esperienza e un’opportunità per poter acquisire competenze, ma ben presto mi sono resa conto che è molto più di questo … li ho ascoltati, ho cercato di essere per loro un riferimento a cui  potersi rivolgere e con cui condividere gli episodi della loro vita, ho condiviso anche momenti della mia vita. Spero di lasciare loro la certezza che anche quando non ci vedremo tutti i giorni potranno contare su di me. La Casa Famiglia mi ha accolto, il clima di condivisione e di familiarità creano un calore che è difficile da dimenticare.

 

F., volontaria in servizio civile

 

I RAGAZZI MI RICARICANO

 

Premesso che non è facile esprimere i sentimenti e le sensazioni, perché in un rapporto di gratuità e quindi di Amore si verifica che:

ogni volta si ha la presunzione di “dare”

si “riceve” molto più di quanto si è dato!

Il mio appare uno strano “bilancio”, ma nell’interscambio dei sentimenti, viene a crearsi questa armonia assimilabile a quella del movimento delle onde sulla riva del mare!

La cosa prioritaria che provo è la seguente: arrivare a fine settimana dai ragazzi, avvertire tutta la stanchezza di una settimana sulle spalle, temere di non riuscire a dal loro nulla … Andar via da loro ricaricata! Star con loro, e con tutti i componenti della Casa Famiglia, vuol dire: ricominciare ad osservare e non solo a vedere, ascoltare e non solo a sentire, apprezzare ogni cosa come dono di Dio, vivere nell’appartenenza e non nell’apparenza, sentirsi distaccata dalle inutili futilità che riempiono la vita di falsi problemi, ma soprattutto essere finalmente libera dagli effetti negativi prodotti dall’attività frenetica nella quale l’uomo sfugge se stesso, sino a divenire, nei casi più gravi, un estraneo col quale temi di incontrarsi!

 

D., volontaria in servizio civile

UNO STAFF ALTAMENTE PROFESSIONALE

L’esperienza che ho avuto nella Casa Famiglia è risultata per me veramente positiva. Ho avuto modo di conoscere uno staff di educatori altamente professionale, ricchi di valori umani e di entusiasmo. Anche i volontari, che con grande affetto mettono a disposizione ore del loro tempo per un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio hanno sicuramente contribuito alla mia crescita umana. I ragazzi della Casa Famiglia sono ottime persone, ragazzi che hanno sofferto nella vita e che in qualche misura stanno cercando di recuperare il tempo perduto.

Con uno di questi ragazzi ho avuto modo di trascorrere un’ora e mezza alla settimana, supportandolo nella preparazione scolastica per il giorno successivo, condividendo le preoccupazioni di un’eventuale interrogazione e stabilendo un confronto sincero e leale a livello umano. È su quest’ultimo aspetto che ho improntato il nostro rapporto, risultato, a mio parere, alla fine veramente positivo.

Perché quello che di sorprendente si scopre in esperienze simili, è che si parte con l’idea di aiutare e di mettere un po’ del nostro tempo e del nostro impegno a disposizione, di chi nella vita non ha avuto le stesse fortunate opportunità che abbiamo avuto noi, e ci si rende conto, lungo il cammino, che in ognuno di noi c’è qualcosa che può essere donato, e che anzi sono proprio i ragazzi che donano a noi un arricchimento della nostra umanità. Da ciò ho tratto giovamento anche nel mio rapporto con le altre persone che mi stanno accanto ogni giorno e qualcuno dei miei amici lo ha notato.

Di questo devo ringraziare anche gli educatori e tutti coloro che mi hanno dato questa bella opportunità

 

P., volontario

PER ME È STATA UNA PALESTRA QUOTIDIANA

Ho così definito la mia esperienza in Casa Famiglia: una vera e propria palestra nella quale allenare giorno per giorno me stessa, le mie emozioni, i miei sentimenti, la mia capacità di ascoltare e quella di sentire.

Conosco il “Borgo Ragazzi Don Bosco” da qualche anno. Ho però iniziato a viverlo concretamente con l’esperienza di Servizio Civile in Casa Famiglia, cominciata nel Dicembre 2010.

Ho avuto modo di toccare con mano una realtà che può essere compresa a pieno solo se vissuta “da dentro” ed essendo predisposti all’apertura ed alla messa in gioco di se stessi.

Inizialmente non sapevo bene cosa aspettarmi, non è stato affatto facile e non lo è tuttora, rapportarsi, contemporaneamente, a persone che hanno, tra loro, modi di pensare e di agire diversi. Non è stato semplice capire come muovermi, “cosa” e “come” poter dare di quello che sono.

Subito i problemi riscontrati sono stati di tipo pratico: “come faccio a muovermi in una casa che è di tutti, ma allo stesso tempo di nessuno?”. Ho gradualmente imparato a farlo, a sentirmi parte di una realtà che c’era già, ma che continuamente si rinnova perché i protagonisti che la vivono, cioè i ragazzi, nel tempo crescono, si trasformano, cambiano e con loro, tutto ciò che li circonda (educatori, volontari, tirocinanti). Da ciascuna persona incontrata ho cercato di cogliere e prendere qualcosa da poter poi far mio, un gesto, un insegnamento, un sorriso, un attacco, un richiamo, un esempio.

Il continuo relazionarmi con il mondo dei ragazzi, mi ha spesso provocato forti richiami emotivi non sempre in grado di esprimere, mi ha tante volte fatto mettere in discussione circa le mie modalità di rapportarmi agli altri, il mio modo di essere, i miei limiti.

Il mio anno di servizio non è ancora terminato, ma nonostante ciò sento di poter fare un bilancio circa ciò che ho “preso” e “dato”; nel primo caso ho cercato “di prendere” il più possibile, ad accogliere, ad assorbire, a fare mie tante cose in termini soprattutto emotivi; nel secondo caso, da parte mia, posso solo azzardare la speranza di aver “dato” qualcosa di quello che sono, sicuramente mi sono messa in gioco con tutta la mia persone, con le mie risorse e le mie debolezze… Ho messo in campo la mia volontà, la mia propensione all’altro, la mia tenacia, ma anche la mia fragilità, i miei timori e le mie indecisioni.

Alla luce di questa piccola testimonianza che, naturalmente, riesce a racchiudere solo in parte l’essenza della mia esperienza … l’augurio che mi faccio e faccio a tutti è di non smettere mai l’allenamento in “palestre di vita” anche quando si è stanchi o si pensa di non avere le forze necessarie.

 

A., volontaria in servizio civile

Un pezzo di cuore

Ho visto un posto che mi piace, si chiama Casa Famiglia: la prima volta che ci sono entrata è stato nel 2006 per la festa di compleanno di una ragazza che frequentava il corso di ristorazione al Centro Diurno in cui ero volontaria. Da quel giorno ci sono rimasta per 5 anni.

Sono entrata ufficialmente come tirocinante, poi come volontaria in servizio civile ed ora come “volontaria semplice”: è una casa che ti cattura e da cui difficilmente riesci a separarti… almeno per quanto mi riguarda!

La mia infanzia e la mia adolescenza sono state molto diverse da quelle di un ragazzo che vive l’esperienza della Casa Famiglia e stare con loro mi ha dato la possibilità di “restituire” un po’ di quello che ho ricevuto. Non ho la presunzione di pensare che la mia vita sia stata “migliore” o privilegiata rispetto alla loro, ma soltanto che la mia esperienza di vita mi ha permesso di essere in condizione di dedicare del tempo agli altri. La Casa Famiglia è sarà per me sempre un pezzo di cuore.

 

G., volontaria

 

 

 

L’IMPORTANZA DI GIOCARE AL PALLONE

“Ottobre 2010 – Aprile 2011”: sono stati sei mesi di tirocinio che mi hanno fatto crescere  tanto, dal punto di vista professionale, in quanto educatore, ma soprattutto dal punto di vista umano! All’inizio della mia attività, nell’ottobre 2010, la maggior parte dei ragazzi presenti erano già accolti da tempo! Mi sono sentito fin dal primo giorno abbastanza a mio agio, grazie alle attività che svolgo dentro il Borgo Ragazzi Don Bosco che mi hanno dato la possibilità di conoscere già da tempo alcuni educatori e ragazzi della Casa.

Ho deciso subito di mettermi in gioco.

Ho svolto le mansioni necessarie per la conduzione della Casa: accompagnare i ragazzi a fare shopping, dal dottore, partecipare ad eventi speciali come lo è stato il pranzo di Natale, oppure fare cose molto semplici come le pulizie di casa!

Perché? Naturalmente per dare il buon esempio ai ragazzi, per cercare un punto di incontro e un modo per far sentire la mia presenza.

Un momento per me bellissimo è il giocare a pallone, quando educatori, volontari e ragazzi si riuniscono per passare un momento di scambi emotivi e divertimento per tutti! Poi … lo studio! Si aiutano i ragazzi nei compiti e si sfrutta anche questo tempo per “ascoltarli” quando ne hanno voglia e bisogno. A volte mi sento come un fratello maggiore che può dare consigli per la loro crescita. Sentirsi dire da un ragazzo “Ti voglio bene” è stato stupendo!

 

M., tirocinante 

Testi tratti da:  “ACCOGLIERE PER PREVENIRE. Lo svilupppo di servizi promozionali nel disagio minorile”, a cura di Roberta Martufi e Roberta Pontri, EcEdizioni, gennaio 2012.