“Ma chi io?” – Buon compleanno Semi

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6 anni…di già? Eppure sembra ieri quando un gruppo di salesiani ed educatori si incontrava per pensare al progetto della comunità semiresidenziale, ovvero una comunità che potesse accogliere i ragazzi subito dopo scuola, farli pranzare insieme in un ambiente familiare e accogliente, supportarli nello studio e fargli trascorrere del tempo con i propri coetanei e con alcuni adulti che potessero essere esempio e testimonianza di un mondo alternativo a quello in cui erano abituati a vivere.

Sembra ieri che sistemavamo gli ambienti per renderli allegri e accoglienti per i primi 4 ragazzi che sarebbero arrivati con le loro paure, incertezze, sguardi e sorrisi.

Sembra ieri che abbiamo accolto i primi ragazzi; ma da allora ne sono arrivati 34 tra ragazzi e ragazze, italiani e stranieri; alcuni di loro oggi lavorano, studiano all’università e progettano il loro futuro.

Un giorno, un ragazzo che concludeva il suo percorso in semi, ha detto: “Qua è come la casa degli zii, dove ci sono i cugini con cui si gioca e si fanno i compiti, gli zii preparano il pranzo e la merenda, giocano con noi… poi la sera si torna a casa, ma un po’ più sereno perché ho capito che non sono solo”.

Nonostante il lockdown, la zona rossa e le 1000 difficoltà che la pandemia ha aggiunto alle loro vite, i ragazzi ogni giorno rendono vivi gli spazi della SEMI con la loro allegria e spontaneità di cui solo un adolescente è capace. La semi diventa la loro casa, il loro posto sicuro, il luogo dove mangiare e saziarsi, non solo di cibo, ma di accoglienza, cura, amore. Sperimentano la solidarietà, il senso di famiglia grazie anche ai volontari che ogni giorno arricchiscono le loro vite. La semi, quindi, non è solo un posto dove “andare a pranzo e a fare i compiti”, la semi non si sostituisce alla famiglia, ma lavora insieme alla famiglia d’origine per il bene dei ragazzi. Diventa laboratorio di amicizia, di famiglia, ma soprattutto casa. La casa non è solo il posto dove si dorme … la casa è fatta di sguardi, storie che restano impresse nei cuori di chi, come me e insieme a me, ha avuto il grande dono di conoscere, accompagnare, vivere e crescere insieme a loro.

Non dimenticherò mai un ragazzo a cui un giorno, come ogni giorno, ho chiesto: “Come stai?”. Lui con sguardo incredulo mi rispondeva come mai glielo chiedessi tutti i giorni. Gli ho risposto “Perché mi interessi” e lui, sorpreso: “Ma chi io? Figo!”.