Andare alla Skolé e sentirsi a casa

Pubblicato il:

«La Skolé era diventata la mia seconda casa, “fateme sta un’altro po’” dicevo sempre agli educatori. Ancora oggi, ogni tanto passo a salutare perché per me questa è casa mia». «Qui ho imparato a rapportami con le persone … chi si aspettava di arrivare all’Università!». «Ero introverso, timido, apatico, ero svogliato nello studio. Skolé mi ha aiutato tanto. Questa estate farò il volontario al Centro Estivo dell’Oratorio».

Questo è il senso di Skolé, la scuola interculturale del Borgo Ragazzi don Bosco che ieri, 4 giugno 2019, ha organizzato la conferenza dal titolo “La convivialità delle differenze” per festeggiare insieme ad operatori, ragazzi, volontari, scuole e servizi del territorio, i 15 anni di attività.

Nata nel 2003 da un progetto del Ministero del Lavoro dal titolo “Una comunità a colori”, si è caratterizzata fin da subito per l’accoglienza incondizionata, l’attenzione al ragazzo e l’accompagnamento educativo. «Vogliamo dimostrare che è possibile stare bene insieme tra persone diverse» dichiara Alessandro Iannini, responsabile dell’area Rimettere le Ali del Borgo Ragazzi don Bosco.

Luigi Calabretta, attuale Preside della scuola “Figlie di Maria al Montecalvario, racconta le difficoltà dei primi giorni: «All’inizio andavamo noi nelle scuole del territorio; pensavamo di fare didattica culturale e scuola di mondialità. Ma le scuole non ci hanno accolto molto volentieri. Per cui abbiamo deciso di aprirla qui una scuola interculturale dove si poteva giocare e studiare. Una scuola che si chiamasse Skolé (dal greco “tempo libero”), che contiene anche la parola “Olé” perché la scuola non è sempre una schifezza ma può essere anche divertente». Prosegue ancora: «Questa esperienza mi ha aiutato a decostruire la figura del preside: non uno in giacca e cravatta chiuso in un ufficio, ma una persona che insegna guardando negli occhi. Ai miei ragazzi insegno a pensare, ad essere curiosi e ad essere allegri; fornisco loro strumenti per conoscere e non la conoscenza».

Nel 2007 Maurizio Puce, attuale formatore al Centro di Formazione Professionale del Borgo don Bosco, riceve in eredità il coordinamento della Skolé: finiti i fondi, finiti i progetti, era ora di strutturarsi ed irrobustirsi. Inizia così il dialogo con le Istituzioni, il lavoro di rete con le altre realtà del territorio, i progetti ponte, il dialogo interculturale e la mediazione tra scuola e famiglie.

Oggi Skolé è sinonimo di accoglienza, di incontro, di inclusione sociale o, più semplicemente come testimoniano Germana, Sanel e Manuel, di famiglia.

Marco Carli, attuale coordinatore del servizio, racconta la Skolé in numeri: 500 ragazzi accolti in questi 15 anni: 289 italiani e 211 stranieri, provenienti per la maggior parte dal Perù, dalla Cina, dall’Egitto, dalla Romania e dal Bangladesh. 350 tra operatori e volontari (la veterana ha 80 anni!) che hanno accompagnato i ragazzi nei loro percorsi personali. Tante le relazioni instaurate.

Solo quest’anno sono stati 40 (26 stranieri e 14 italiani) i ragazzi accolti ed inviati dai servizi sociale e/o dagli istituti scolastici. Qui hanno trovato uno spazio protetto e ludico per poter giocare, imparare e divertirsi.

All’incontro sono anche intervenuti don Daniele Merlini, direttore del Borgo Ragazzi don Bosco che, da buon padrone di casa, ha accolta i partecipanti dando loro il benvenuto; don Vittorio Cunsolo, incaricato dell’Oratorio – Centro Giovanile del Borgo, che ha sottolineato l’importanza di scoprire le risorse nascoste in ogni ragazzo e Alessandro Chiorri, direttore del Centro di Formazione Professionale del Borgo don Bosco, che ha illustrato l’importanza dei laboratori professionali soprattutto in vista della scelta della scuola dopo la 3° media.