Genitori, nonni e fratelli: le storie delle famiglie affidatarie

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Le testimonianze di alcuni membri del Movimento Famiglie Affidatarie del Borgo Don Bosco, tra sofferenza, difficoltà e gioia

 Una “nonna affidataria”

«Sono una “nonna in affido” e, come a suo tempo guardavo la mia nipotina quando mia figlia era impegnata, così vivo il mio rapporto con S… Cosciente che il mio è un impegno a termine, che serve ad aiutare per un periodo lui e la sua famiglia, nell’esclusivo interesse del bambino.

La cosa più strana è che veramente la vivo come una cosa assolutamente naturale… come se S. fosse da sempre nella nostra famiglia.»

Li avremmo portati via tutti

«Abbiamo fatto il corso di formazione per famiglie affidatarie inizialmente per curiosità, poi il desiderio di renderci utili, il confronto con persone che avevano già fatto questa esperienza e l’entusiasmo degli operatori (contagiosissimo!), hanno preso il sopravvento.

Al termine del corso (fondamentale) siamo entrati in una Casa Famiglia con il cuore che ci batteva forte, una decina di bimbi si sono radunati intorno a noi, curiosi, cercando di guadagnare “ il posto in braccio”. Dopo, quando siamo usciti, avevamo il morale a pezzi, li avremmo portati tutti via, con noi, ma non era possibile e allora… siamo diventati i loro zii.

Passare un po’ del nostro tempo nella Casa Famiglia è molto bello, si gioca, si ride, si intrecciano i capelli, ripassiamo le tabelline e a volte si asciugano le lacrime.

È normale che i nostri figli non ci ringrazino mai per quello che facciamo per loro, ma i bimbi di questa Casa Famiglia, se non con le parole, ma spesso anche con quelle, ti fanno capire in continuazione che ti sono grati e questo è bellissimo. La consapevolezza di fare qualcosa di buono per loro ci fa sentire bene, ci riempie di gioia, ci fa continuare anche quando le emozioni sono forti, e ci sembra di non farcela.»

Ho avuto paura di non farcela

«In quest’anno, la mia vita è cambiata con la presenza dei bambini. Il corso per l’affido ci ha aiutati, ma non tanto perché all’atto pratico le cose cambiano. Nel mio sapere stavo a zero, non avendo mai esercitato il mio ruolo di genitore. Ci vuole del tempo ma penso che questo ruolo sia molto difficile e cerco nel mio piccolo di aiutare, come forse anche nel futuro. Ci sono stati punti di debolezza, quando nei primi mesi ci sono stati dei problemi e volevo lasciar perdere, ma vedendo loro e sapendo che avevano sofferto e che io mi ero già affezionata, ho cercato di aiutarli ed aiutare me ad andare avanti.

Mi sono trovata in situazioni in cui i miei occhi erano pieni di lacrime, per la paura di non farcela, loro che soffrivano e la difficoltà di capirsi. Adesso, dopo un anno e mezzo, sono entrati nella nostra vita. Mi danno gioia, allegria e forza, insomma mi riempiono le giornate, anche se alla fine della serata sono stanca, ma penso che ne valga la pena. Ero un po’ spenta negli anni precedenti, ma loro sono talmente vivaci che i miei cinquant’anni sono un po’ più leggeri.

Quanti problemi ha creato alla sorella

«Sono passati ormai sette anni da quando si è aggiunta questa “nuova” figlia alla nostra famiglia.

Non sapevamo che ci saremmo imbarcati in un’avventura veramente incredibile!

Le emozioni sono state tante, sia positive che negative. Ora che siamo tutti molto sereni, abbiamo cari anche i momenti difficili, poiché fanno comunque parte della nostra storia.

La nostra piccola (ormai 14enne) è una splendida ragazza, molto affettuosa, con tanti amici e tanti interessi, ma non è stato sempre così. Era un animaletto ferito ed arrabbiato e ci ha fatto passare dei momenti veramente difficili, soprattutto a nostra figlia, all’epoca 15enne, che viveva (anzi sopravviveva) alla sorella con difficoltà. Le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa e ha detto: “Quando è arrivata provavo una grande pena per questa piccolina a cui sembrava che nessuno avesse mai voluto bene. Poi ha preso possesso della nostra famiglia, si è impadronita dei miei genitori che a volte tiranneggiava e loro erano sempre buoni e disponibili, mentre a me non ne facevano passare una (per dare il buon esempio dicevano!). Ci sono stati dei momenti in cui non l’avrei certo voluta in mezzo a noi ma non ho mai avuto il coraggio di dirlo perché mi sentivo cattiva. Un giorno abbiamo litigato ed io le ho detto delle cose brutte (lei non è stata certo da meno) tra cui: “mi hai tolto l’aria! Mi stai rovinando la vita!”. Lei mi ha guardato seria seria e mi ha detto: “Tu, la mamma e il papà li hai avuti da quando sei nata, io no, fammeli avere un po’ anche a me”. Mi sono commossa, e le cose dopo sono cominciate ad andare meglio (ci siamo anche abbracciate!). Ora sono adulta, ho 23 anni, vedo tutto sotto un’altra luce, sono orgogliosa della mia famiglia, di quello che abbiamo fatto per mia sorella, che proprio in questi giorni è diventata “sorella” a tutti gli effetti perché è stata adottata. Sono contenta, lei mi assomiglia molto fisicamente e nessuno crede che biologicamente non abbiamo nulla in comune … è divertente!”».

“Chi ce lo ha fatto fare?!?”

«Inizio con lo specificare che l’affido, per avere un buon esito, necessita di un affiatamento tra i genitori affidatari e minori.

Nel caso mio e di mia moglie, i minori essendo due ci hanno impegnato non indifferentemente, anche perché come si può capire tra i bimbi c’è sempre un po’ di gelosia e non venendo loro da una situazione normale, il cambiare sempre le persone non ha rasserenato i loro istinti. Però con caparbietà e sacrificio nostro, siamo giunti ad un maggiore equilibrio ed un pacato rapporto di genitore e figlio.

Loro ora sembrano più sereni e questo stato di cose ci inorgoglisce del nostro operato. La nostra forza è comunque la caparbietà, la continua assistenza, anche nel far loro capire con le parole e i discorsi, dove è sbagliato il comportamento e dove si deve modificare il rapporto con gli altri e con gli si prende necessariamente cura di loro. E credo non deve mancare da parte nostra l’essere coerenti in due, sulle decisioni da prendere e sugli eventuali accorgimenti da adottare.

Una parte di merito la do alla tenacia di mia moglie, al suo non mollare mai, come a volte avrei fatto io. Perché ora a scriverlo è una cosa, ma lo sappiamo io e lei le prime volte con gli approcci ai bambini, cosa abbiamo passato; ed è una battaglia un po’ vinta averli conquistati, magari soffrendo e talvolta, dicendoci tra noi: “Chi ce lo ha fatto fare?!?”.

Avrei tante cose da dire in negativo, verso le strutture che ruotano intorno a questo mondo minorile, ma preferisco tenerle per me. Tanto la mia esperienza l’ho fatta di persona e posso rispondere a qualsiasi sollecitazione in merito. Temo solo che, vista la natura dei bambini, ed in particolar modo di G., crescendo si trovino in difficoltà. La sua natura cognitiva dovrà essere sollecitata da una maestra che lo accompagni nel suo crescere, e vista la quasi totale negligenza dei supporti pediatrici, viene a mancarmi la fiducia che questo possa continuare e temo che magari un qualsiasi giudice interrompa tutto ciò che di buono è stato con sacrificio fatto.»