La vita rinasce nel Borgo Don Bosco

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Nella comunità trovano accoglienza e prospettive tanti giovani in difficoltà

di Giuseppe Grifeo

Vita che rinasce, nuova speranza per molti giovani, prospettive rinnovate di studio e lavoro. Questo e molto altro descrive l’opera del Borgo Ragazzi Don Bosco, sulla Prenestina, comunità che ha rappresentato una guida verso il futuro per tanti bambini e adolescenti, oltre 70.000 in 66 anni. «Salesiani e laici lavorano insieme a questo scopo – dice Don Stefano Aspettati, direttore del Borgo – ma la comunità comprende tutta Roma e provincia. Basti pensare al Movimento delle famiglie affidatarie, più di 90, con le quali si agisce su casi segnalati da tutti i municipi. È un movimento solidale in quanto va in soccorso anche alle famiglie con particolari criticità operando attraverso la Provincia». Il pensiero di San Giovanni Bosco attraverso l’opera quotidiana dei Salesiani, è puntare a formare «buoni cristiani e onesti cittadini».

Al Borgo (www.borgodonbosco.it) si impara a vivere o a comprende di nuovo come vivere, confrontandosi con gli altri. Si cresce sani. Il Centro opera in realtà particolarmente difficili dove studiare, il semplice giocare o portare avanti una famiglia, possono essere ostacolati da criminalità diffusa, tossicodipendenze, difficoltà economiche. La scuola, il centro di formazione professionale (CFP), l’oratorio-Centro Giovanile fanno da punti cardine per bambini e giovani: mille i ragazzi che ogni anno frequentano l’oratorio; 300 quelli che vengono ammessi ai corsi di formazione professionale; 220 i giovani a rischio disagio sociale seguiti ogni anno dall’area «Rimettere le Ali». A tutto questo si aggiunge la Casa Famiglia «è casa di cuore» che cura situazioni complesse.

«È una comunità di tipo familiare – dice Luciano Balducci, uno dei coordinatori – Abbiamo fino a nove posti per ragazzi italiani e stranieri dai 13 ai 18 anni. Quando è possibile si riportano i ragazzi in famiglia o in famiglie affidatarie, altrimenti li si accompagna fino ai 18 anni e all’autonomia. Giungono dal Ruanda, uno dall’Egitto, un bengalese, cerchiamo comunque di non prendere più di due giovani per nazionalità evitando che si creino “nicchie”». «A questi si aggiungono ragazzi italiani che non possono stare in famiglia perché queste hanno gravi problemi – continua Luciano – me ne occupo dal 2001 e la maggior parte dei giovani va verso l’obiettivo dell’autonomia. Ci sono state situazioni molto difficili, giovanissimi con un duro passato migratorio che, come accaduto ad alcuni eritrei, hanno attraversato il deserto e hanno visto gente morire. Ne ricordo uno, con un massacrante passato di bambino-soldato. Tante le famiglie di riferimento legate al Borgo Don Bosco che offrono ai ragazzi diverse opportunità e una rete di protezione sana». Infine «Insieme a te è un’altra storia!», campagna di sensibilizzazione e partecipazione per sostenere un giovane, una famiglia in condizione critiche: il progetto di semiautonomia per aiutare ragazzi che a 18 anni devono lasciare la casa famiglia e non hanno luoghi di riferimento; l’aiuto psicopedagogico a famiglie e giovani; l’inserimento in un’attività sportiva per ragazzi che non ne hanno la possibilità, grazie alla Polisportiva del Borgo Ragazzi Don Bosco; i laboratori formativi di avviamento al lavoro, essenziali per evitare l’abbandono scolastico e dare una nuova prospettiva di vita.

tratto da: http://www.iltempo.it/roma-capitale/2014/07/27/la-vita-rinasce-nel-borgo-don-bosco-1.1275274