Palabek: nuova frontiera missionaria

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Quest’anno è iniziato con un viaggio particolare: il 1 Gennaio, insieme a don Martín Lasarte, sono partito destinazione Uganda per conoscere la realtà di Palabek, una perla per il lavoro salesiano con i rifugiati.

Dopo l’atterraggio e la tappa ai salesiani di Bombo, vicino la capitale Kampala, attraversiamo tutto il Paese per giungere nel Nord, in una regione dove sono presenti quasi un milione di rifugiati, in particolare dal vicino Sud Sudan.


Quello dei rifugiati è un tema molto importante, una sfida che interroga tutta la Famiglia Salesiana, sapendo che “il salesiano è chiamato ad avere il senso del concreto ed è attento ai segni dei tempi, convinto che il Signore si manifesta anche attraverso le urgenze del momento e dei luoghi” (art.17 Costituzioni SDB) e, insieme a lui, anche giovani e famiglie sono chiamate a collaborare.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, ci sono al mondo 71 milioni di persone costrette a fuggire e a cercare riparo lontano da casa, di questi 26 milioni sono rifugiati, e l’Uganda è il terzo Paese per rifugiati accolti.
Da due anni i salesiani si sono trasferiti all’interno dell’insediamento di Palabek cercando di animare le comunità presenti: oratorio, animazione delle dieci cappelle, scuola tecnica e tanti altri progetti.

Dopo aver visto l’insediamento e la casa salesiana, ci siamo riuniti per accompagnare la verifica del lavoro pastorale svolto e della vita di comunità di questi primi due anni e per programmare insieme i passi futuri.

Di lavoro ce n’è tanto, come tanti sono i giovani, basta guardarsi intorno nel torneo di calcio “Don Bosco” dove sedici squadre, maschili e femminili, si sfidano davanti a un numeroso pubblico proveniente da tutto Palabek (considerando che la strada all’interno dell’insediamento è lunga 20 km).

A Palabek vivono 53.000 sudsudanesi, il confine è molto vicino, fuggiti dalla guerra con il sogno di tornare presto a casa.

Per l’Epifania, siamo andati insieme a don Lazar Arasu sdb, padre Sisto e a suor Joan in un altro campo, quello di Agojo, dove la comunità ci aspetta tra canti festosi in una grande capanna adattata a chiesa. I salesiani cercano di andare anche negli altri insediamenti, come a Kyaka, ma le risorse pastorali a disposizione non sono tante.


Dopo aver incontrato il vescovo Sabino per parlare con lui delle necessità più urgenti, come la formazione dei catechisti e dei leader giovanili, ci siamo diretti verso Gulu, un’altra presenza salesiana nel Paese, per andare il giorno dopo nella capitale, dai salesiani di Namugongo, prima di ripartire per l’Italia.

L’auspicio è che ai sei salesiani di Palabek presto se ne aggiungano altri e, insieme a laici e volontari, si possa ampliare questo prezioso servizio.

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