“Ma questa casa regge?” – 20 anni di Casa Famiglia

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Il 16 settembre 2001, la Casa Famiglia accoglieva i primi 4 ragazzi. Erano giorni difficili per tutto il mondo: era appena avvenuto l’attentato alle Torri Gemelle e con loro venivano giù tutte le certezze del mondo occidentale. Dopo 20 anni lo scenario mondiale non è cambiato poi molto: le nostre certezze continuano a vacillare a seguito della pandemia; e anche l’Afghanistan, oggi come allora, vive giorni di grande smarrimento.

In tutti questi anni, sono tanti i ragazzi passati da qui e fortunatamente, lo stare in casa famiglia continua a essere fatto soprattutto di momenti, di sguardi, di piccole cose, innumerevoli attimi che si trasformano in vita; è come chiedere ad un albero in quale momento sia cresciuto… ti risponderebbe: “sempre, senza che me ne accorgessi”. Eppure, le stagioni passano, e non sono tutte uguali; te ne accorgi quando arrivano, così come le stagioni del cuore dei ragazzi. Sono educatrice di 24 ragazzi, ovvero il numero dei ragazzi ospitati in casa famiglia da quando ci sono anche io, poco più di tre anni. Più della metà di loro è andato via da tempo per la verità, ma la relazione educativa che si è costruita, non finisce.

Era settembre ma io vivevo in primavera; avevo appena iniziato il lavoro in casa famiglia ed era tutto nuovo; soprattutto era nuovo l’incontro con i ragazzi. Avendo lavorato sempre con adolescenti, mi sentivo preparata ma allo stesso tempo non avevo mai lavorato in una casa famiglia vera e propria, quindi questo condividere spazi, tempi, vita in modo continuativo con ciascuno di loro, mi poneva tanti interrogativi. Non ci sono tecniche, non ci sono saperi, o meglio ci sono certo, ma la relazione è una tela da intessere ogni giorno e non ci sono molti manuali su questo. Ci sono loro, gli altri educatori e, nel nostro caso, la comunità che ti sostiene e accompagna; ma prima di tutto ci sei tu e loro.

Era la seconda o terza notte in cui ero in turno da sola. In casa, in quel momento 7 ragazzi e 2 ragazze,  con una domanda negli occhi “Ma tu chi sei? Che vuoi?”, perché, parliamoci chiaro, di solito questi ragazzi di educatori, medici, assistenti sociali ecc… ne hanno visti passare tanti, non sono bambini pronti ad aprire le braccia. Le braccia le tengono conserte per vedere che sai fare e chi sei. O almeno così mi è sembrato in quel momento.

Era settembre appunto e a settembre, si sa, all’improvviso arrivano i temporali di fine estate; nel tempo ho imparato che i temporali per qualcuno sono uno specchio delle tempeste che si hanno dentro e in casa famiglia l’ho notato in modo particolare.

Era un temporale davvero molto forte, forte il vento, la pioggia, i lampi e soprattutto i tuoni che facevano tremare i vetri. Svegliandomi in piena notte mi ero mossa per chiudere tutte le finestre di casa ed assicurarmi fosse tutto a posto. Finito il giro, mi ero fermata ad una finestra a guardare quello che per me era solo uno spettacolo della natura; mentre ero lì, si è aperta la porta di una camera e mi è venuto incontro uno dei ragazzi. Gli ho chiesto se fosse tutto ok e mi ha detto di sì… qualche secondo dopo mi domanda “Ma questa casa regge? Perché io vivevo in un capanno e quando c’erano i temporali poteva venire giù”.

Poteva essere solo una domanda, forse lo era; eppure quella domanda, posta in modo così innocente, mi ha preso in pieno. “Ma questa casa regge?”

Lui era uno di quei ragazzi con un passato fatto di tanti buchi; il ragazzo di cui, fino a quel momento, si sapeva meno. Si sapeva solo era che aveva vissuto per tanto tempo in un capanno in campagna, in una situazione altamente precaria, un posto buono forse più per animali da fattoria che per bambini. E lì l’instabilità, la povertà e l’inadeguatezza non appartenevano solo al luogo ma a tutti coloro che in quel luogo ci vivevano, o meglio sopravvivevano.

“Ma questa casa regge?” sì, forse era solo una domanda, forse avrei dovuto mostrargli la planimetria dello stabile, e fare qualche calcolo di statica, eppure il mio pensiero è andato alla Casa di cuore.

“Sì certo che regge, non avere paura di questo”… siamo stati in silenzio insieme a guardare il temporale dalla finestra e dopo poco siamo tornati a dormire.

Pochi minuti ma quanta vita. Più che avermi cambiato quell’episodio mi ha ordinato dentro, mi ha dato una meta che ha indirizzato, con quella che sono, la mia presenza in casa famiglia e la relazione con i ragazzi. No, non sono io la casa, siamo noi, tutti quanti. La casa che resiste alle tempeste, tempeste di tristezza, di rabbia, di aggressività, di angoscia, di iperattività, di emozioni a volte troppo forti da riuscire a contenerle da soli.

Questa casa ti regge e il desiderio, e tutto il nostro impegno, è che tu stesso possa imparare a reggerti, a sostenerti, a proteggerti ogni giorno.

Tante sono state in seguito le esperienze in casa che ci hanno messo alla prova e che ci hanno preoccupato; tanto hanno toccato il limite tanto da dover prendere decisioni che toccano tutte le corde umane, etiche, spirituali perché sai che quello che deciderai potrà influire in modo decisivo sulla vita di un ragazzo. Eppure, quel primissimo episodio non me lo sono mai dimenticato. Mi ha ricordato una frase ascoltata nel film “Uomini di Dio” quando una delle donne del villaggio dice ad un monaco della comunità “…voi siete il ramo e noi gli uccelli che si fermano a riposare su di esso. Dove andremmo noi, se il ramo se ne va?

Albero, radici, casa… sono proprio queste le parole che mi vengono in mente:per parlare della casa famiglia che da 20 anni accoglie ragazzi da tante parti del mondo, e con tante tempeste dentro. All’inizio ho detto che sono educatrice di 24 ragazzi ma non è del tutto vero, perché in casa a volte all’improvviso bussa qualcuno, facce che non conosco ma mi sorridono, sono più a casa di me, si vede. E sono loro, gli ex, i ragazzi che sono stati in casa famiglia anni fa e che non conosco personalmente ma non importa, io sto su un ramo che non è mio e continuerà ad accogliere oltre me, oltre noi è il ramo della casa famiglia, è Don Bosco che continua ad accogliere “pischelli”. Noi, insieme costruiamo una Casa per tutte le stagioni del cuore.