Nel pomeriggio del convegno “Il volto umano della devianza minorile”, svoltosi a Roma il 30 gennaio presso il Borgo Ragazzi don Bosco, le realtà educative, sociali e istituzionali si sono confrontate sul Patto Educativo Territoriale, uno strumento concreto per trasformare il dialogo in azione condivisa e prevenire il disagio giovanile prima che si trasformi in devianza.
Il Patto nasce da un lavoro avviato negli anni, dal Tavolo di riflessione sulla devianza minorile a Roma, dal progetto Scuola Libera Tutti! promosso da Salesiani per il Sociale e sostenuto da Fondazione Cdp, e dall’esperienza del Patto educativo per 100celle. È esteso a tutte le realtà che insistono sul territorio di Roma capitale e che lavorano con i minori in situazione di disagio ma nello specifico insiste nel territorio del V municipio, primo sottoscrittore del Patto
Al centro, una convinzione forte: si educa solo insieme. È la comunità, nel suo insieme, a farsi responsabile della crescita dei ragazzi.
RAFFORZARE CIÒ CHE PROTEGGE
Dai gruppi di lavoro è emersa con chiarezza l’urgenza di intervenire precocemente, già prima dell’adolescenza, intercettando le traiettorie di fragilità. La scuola è riconosciuta come uno dei principali fattori di protezione, ma non può restare sola: ha bisogno di dialogare stabilmente con il territorio, con le famiglie, con le realtà educative extrascolastiche come oratori e spazi di aggregazione.
Creare attorno ai ragazzi un vero villaggio educativo significa offrire opportunità, relazioni significative, alternative concrete alla strada, valorizzando talenti e capacità spesso invisibili. Centrale anche il sostegno alle famiglie, accompagnate non in modo assistenziale ma attraverso percorsi di empowerment e corresponsabilità.
CONTRASTARE I FATTORI DI RISCHIO
Tra i principali fattori di rischio individuati spiccano la frammentazione degli interventi e l’isolamento delle istituzioni educative. Quando la rete manca, il ragazzo resta solo, soprattutto nei momenti di passaggio: la fine di un progetto, il compimento della maggiore età, l’ingresso nel mondo del lavoro.
Per questo il Patto punta su:
- formazione continua di insegnanti e operatori;
- maggiore collaborazione tra scuola, famiglie e servizi;
- prevenzione sull’uso delle sostanze;
- percorsi di educazione alla genitorialità;
- accompagnamento nel “dopo”, evitando nuove solitudini.
Un’attenzione particolare è rivolta anche al tema dell’autonomia: lavoro, casa, attraverso un dialogo più stretto tra terzo settore, volontariato e mondo imprenditoriale.
UN IMPEGNO CHE GUARDA AL FUTURO
Il Patto Educativo Territoriale non è un documento formale, ma un processo vivo, aperto a nuove adesioni, che si fonda su piccoli gesti quotidiani di collaborazione. Prevede gruppi di lavoro tematici, momenti di monitoraggio e una riflessione continua sulle azioni intraprese.
In un tempo segnato da risposte emergenziali e punitive, il territorio di Centocelle e Quarticciolo sceglie una strada diversa: investire sull’educazione, sulla prevenzione e sulle relazioni, per arrivare prima della devianza e restituire ai ragazzi fiducia, dignità e futuro.



