Dietro ogni progetto del Borgo ci sono i numeri, i dati, le attività quotidiane. E poi ci sono le storie, quelle vere, che si leggono negli occhi dei ragazzi e nei ricordi di chi li accompagna ogni giorno. Le parole di uno dei nostri educatori ci portano direttamente dietro le quinte della recente Charity Dinner al Chiostro del Bramante, attraverso un racconto intimo che parla di futuro, di errori che fanno crescere e di fiducia.

Provate a chiudere gli occhi per un attimo e a tornare ai vostri diciassette o diciotto anni. Se guardo indietro, vedo un pallone, i primi amori e, da un’altra stanza, mia madre che mi ricordava, con scarso successo, che forse era arrivato il momento di mettermi sui libri.

“Che cosa farò da grande?”

Le idee sul futuro erano poche e confuse. Ogni ora prendeva forma una nuova ipotesi, spesso stravagante, destinata a durare meno di una giornata. Un po’ come accadeva a me allora, anche Hastin e Amir, fino a qualche mese fa, non avevano un’idea precisa del proprio domani.

Poi c’è stato l’incontro. Il Borgo Ragazzi don Bosco.

Hastin e Amir hanno iniziato il corso di caffetteria e, da quel momento, è cominciata una nuova storia. Il giovedì era diventato un appuntamento fisso. Servivano ottime colazioni, imparando ogni settimana qualcosa di nuovo. Non era sempre facile. Il docente chiedeva molto e loro, con impegno e costanza, riuscivano sempre a dare il meglio di sé.

Fino ad arrivare al 14 maggio.

La Charity Dinner.

Una serata organizzata nella splendida cornice del Chiostro del Bramante. Una di quelle occasioni in cui tante persone si ritrovano per conoscere più da vicino la realtà del Borgo e scelgono di sostenere il lavoro educativo che ogni giorno accompagna i giovani. Ed è stato proprio lì che Hastin e Amir hanno potuto mettere in pratica tutto ciò che avevano imparato durante l’anno. Insieme a tanti altri ragazzi dell’Oratorio – Centro Giovanile, del Centro di Formazione Professionale e del Centro Accoglienza Minori, hanno contribuito alla riuscita dell’evento, servendo ai tavoli affiancati da camerieri esperti.

Vederli muoversi tra gli ospiti è stato emozionante. Sembravano lavorare in sala da sempre. È vero, Hastin ha fatto cadere un bicchiere dopo pochi minuti, ma con il suo solito sorriso si è rimesso subito al lavoro e ha portato avanti un grande servizio. È in momenti come questi che si comprende quanto i ragazzi, quando vengono coinvolti in prima persona, diventino i migliori testimoni della bellezza e dell’importanza del Borgo.

Se torno a pensare al ragazzo di diciassette o diciotto anni che ero, ricordo soprattutto grandi domande e poche risposte. Forse è proprio questo il dono più prezioso che questa casa offre. Non consegnare soluzioni già pronte, ma creare le condizioni perché ciascuno possa scoprire, passo dopo passo, la propria strada.

E magari, un giorno, guardandosi indietro, rendersi conto che tutto è cominciato da qualcuno che ha creduto in lui.