C’è un episodio nella vita di san Giovanni Bosco che sembra una favola d’autunno, ma che in realtà racconta esattamente cosa significhi prendersi cura dei giovani fino in fondo. È il “miracolo delle castagne”, una storia che ogni anno, puntualmente, torna a bussare alle porte delle nostre case salesiane all’inizio della stagione fredda.

Siamo a Valdocco. Siamo nell’autunno del 1849. È 2 novembre, e don Bosco ha appena accompagnato i suoi ragazzi al cimitero, per un momento di preghiera e di raccoglimento per ricordare chi ci ha preceduto. Al ritorno, il cortile dell’oratorio è affollato da centinaia di ragazzi affamati che aspettano la merenda.

La situazione è critica: non c’è quasi nulla da offrire. A mettere le mani avanti è Mamma Margherita, la madre di don Bosco, che assiste alla scena con la sua consueta concretezza e preoccupazione da madre di famiglia. Nella dispensa c’è solo un piccolo sacchetto di castagne, una quantità evidentemente insufficiente per sfamare quella marea di bocche spalancate e mani tese.

Eppure, anziché allargare le braccia o rimandare i ragazzi a stomaco vuoto, Don Bosco decide di fare ciò che ha sempre fatto: si fida della Provvidenza e si mette a distribuire, affiancato dalla sua mamma. Prende il cesto e comincia a versare le castagne nelle tasche e nei cappelli dei primi ragazzi della fila. La folla preme, le porzioni sembrano finire subito, ma il cesto non si svuota mai. Le castagne continuano a uscire, calde e abbondanti, fino a quando tutti, ma proprio tutti i ragazzi presenti, ricevono la loro porzione. Alla fine, il fondo del cesto è ancora pieno.

Questo racconto viene spesso liquidato come un grazioso aneddoto d’altri tempi. Ma per chi vive e respira il carisma salesiano oggi, ha un significato profondamente attuale.

Il miracolo delle castagne non parla solo di un prodigio materiale, ma della straordinaria generosità di chi non trattiene nulla per sé. Don Bosco non ha molti mezzi, non ha grandi ricchezze economiche, ma ha una certezza: quando ci si spende per i giovani, le risorse si moltiplicano perché l’amore vero non si misura con il contagocce.

Nei nostri cortili, nelle aule, nei laboratori. nelle varie proposte educative, insomma nella grande comunità del Borgo, il miracolo si rinnova ogni volta che un educatore, una famiglia, un volontario o una persona generosa decide di condividere il poco che ha per fare spazio al futuro di un ragazzo. Non servono grandi patrimoni per cambiare una vita; serve la disponibilità a mettere in comune il proprio tempo, le proprie competenze e il proprio cuore.

In fondo, le castagne di Valdocco ce lo ricordano ancora oggi: la Provvidenza ha bisogno delle nostre mani per continuare a compiersi.