Ci sono luoghi in cui la storia incontra il futuro, dove le sfide quotidiane dei quartieri di periferia si trasformano in opportunità concrete e dove l’educazione torna a essere un patto collettivo. È quanto si è respirato ieri al Borgo Ragazzi don Bosco, teatro di una doppia e intensa giornata di eventi inserita all’interno del progetto “Incubatore Educante”, sostenuto con forza e visione dalla Fondazione Paolo Bulgari.
Una giornata divisa in due tempi – la mattina dedicata all’inaugurazione di un laboratorio d’eccellenza e il pomeriggio focalizzato sui giovani aspiranti imprenditori – che ha ribadito un messaggio forte: la formazione professionale non è un ripiego, ma una delle strade più autentiche e serie per costruire un mestiere, una dignità e un futuro.
“Officina Futuro” e il valore dell’alleanza
La mattinata ha accolto tutti in teatro per un momento di incontro e confronto moderato da Sveva Sagramola, che ha subito focalizzato l’attenzione sul valore trasformativo del saper fare. Un concetto ripreso con emozione da Don Emanuele De Maria, direttore del Borgo don Bosco, che ha voluto mettere al centro i veri protagonisti della giornata: i ragazzi. Rievocando l’incontro tra Paolo Bulgari e Valentina, una giovane di Tor Bella Monaca con un fardello pesante sulle spalle, don Emanuele ha ricordato come la vera essenza di questi percorsi stia in quel contatto umano, in quelle mani che si stringono per dare fiducia.
Una visione corale, quella tracciata anche da don Maurizio Lollobrigida, Presidente Cnos-fap Lazio, che ha restituito quando visto dagli occhi degli altri, ovvero “cose ordinarie fatte in modo straordinario” e da Claudia Pratelli, Assessore alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale che ha sottolineato come la Fondazione Bulgari e il Borgo lavorino incessantemente per “rammendare gli strappi e ricucire le ferite”, facendo leva sulle risorse e sulle potenzialità di un territorio complesso come Roma Est.
Un momento particolarmente toccante è stato l’ascolto del messaggio fatto pervenire da Paolo Bulgari, attraverso Maite Bulgari, Fondatrice della Fondazione, la cui visione guida l’intera opera: la convinzione profonda che investire nell’educazione significhi piantare semi destinati a germogliare. Da qui l’esaltazione del valore della manualità e dell’artigianalità, intese non come un retaggio del passato, ma come una forma di alta cultura e di libertà. Come ha ben evidenziato Nicoletta Goso, Segretario Generale della Fondazione Ragazzi di Don Bosco a Roma, in un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale, l’intelligenza delle mani e l’artigianalità rappresentano una risorsa imprescindibile che i giovani devono coltivare per imparare, un domani, a governare la tecnologia stessa e non a subirla. Non solo, sottolinea come la passione, la creatività e la cura dei dettagli che guida il processo di un lavoro artigianale siano le stesse che guidano i processi educativi: “Per educare un ragazzo ci vuole passione, ci vuole cura, ci vuole attenzione ai dettagli, ci vuole tenacia per cominciare dagli errori, non scoraggiarsi puntando alla bellezza, al capolavoro”.
Il superamento del pregiudizio e il riscatto della formazione professionale
A entrare nel cuore del cambiamento culturale e normativo è stato Stefano Millepiedi, direttore del Centro di Formazione Professionale del Borgo, con una riflessione maturata in decenni di esperienza sul campo. Stefano Millepiedi ha ricordato come, in passato, l’accesso alla formazione professionale fosse limitato al quindicesimo anno d’età, finendo per essere percepito – sia dalle famiglie che dalla società – come una scelta di “serie B” o una via di fuga per gli insuccessi scolastici.
Oggi questo paradigma è in fase di profonda trasformazione. Grazie alle riforme che consentono di accogliere i ragazzi direttamente dopo la scuola media, e grazie a un lavoro di orientamento precoce strutturato in sinergia con gli istituti del territorio, la percezione sta cambiando radicalmente. Come ha sottolineato il direttore, “la formazione professionale è cresciuta, ha una sua professionalità, una dignità e uno sbocco occupazionale certo.” Ne è la prova tangibile il fatto che i primi anni vedano oggi un afflusso massiccio di studenti provenienti direttamente dalle medie, segno di una scelta consapevole, maturata in famiglia e non più subita come un ripiego. È un retaggio culturale duro da scalfire, ma che luoghi d’eccellenza come il Borgo stanno trasformando giorno dopo giorno.
La mattinata ha offerto anche spunti di riflessione sociologica grazie alla presentazione della ricerca Accessoria: caratteristiche e limiti della narrazione della formazione tecnico-professionale in tv e sui social dell’Osservatorio di Pavia (illustrata da Andrea Caretta), che ha analizzato i limiti della narrazione mediatica e social sulla formazione professionale, spesso confinata a ruolo “accessorio” o vittima di stereotipi da scardinare. A dimostrazione che la qualità fa la differenza, l’intervento di Maurizio Todeschini (Cnos-fap) e di Filippo Spatari (Meccanica Biomedica) ha confermato come la nuova Officina Futuro sia un laboratorio all’avanguardia assoluta, progettato con lungimiranza per restare aperto, evolversi e rispondere alla reale “fame” di tecnici specializzati espressa dalle aziende.
Una comunità che genera futuro
Come ha ricordato Cecilia Corrias (responsabile dell’area disagio “Rimettere le Ali”), il lavoro quotidiano del Borgo – che intercetta la dispersione scolastica, i minori in area penale o i giovani stranieri non accompagnati – dimostra che quando istituzioni, aziende, terzo settore e fondazioni fanno rete, il risultato va ben oltre la qualifica professionale.
In questo rinnovato percorso di accompagnamento, l’attenzione alla crescita personale e relazionale non va mai separata dal valore della formazione: i percorsi destrutturati per i più fragili non rinunciano mai ad offrire competenze solide e a creare ponti concreti con il mondo del lavoro. A rendere possibile tutto ciò c’è stata anche la straordinaria e inaspettata generosità delle aziende del territorio, che hanno mostrato un’apertura e un’attenzione educativa ben superiori alle aspettative iniziali, accogliendo i ragazzi in tirocinio. e credendo nel loro riscatto. Si restituisce così ai giovani un diritto di appartenenza, la consapevolezza di non essere soli e la certezza di far parte di una comunità che crede fermamente in loro.
La giornata di ieri non è stata dunque soltanto il taglio del nastro di un’officina meccanica ipertecnologica, ma il rinnovo di un patto educativo a 360 gradi. Un luogo dove, se si costruiscono alleanze, ogni ragazzo, anche il più fragile, può dare risposta e concretezza ai propri (bi)sogni.



