Ricorre il 12 ottobre l’anniversario della Comunità Semiresidenziale del Borgo, la “SEMI”. Non un semplice servizio, ma una seconda casa dove le relazioni diventano incontro autentico, crescita reciproca e dono gratuito. È questo quello che racconta Flora, una delle nostre volontarie.

«La mia esperienza in SEMI inizia nel 2019, contemporaneamente a un grande cambiamento nella mia vita che mi provocava molto dolore. Dopo un percorso formativo, all’inizio dell’estate ho scelto di fare i miei turni come volontaria presso la SEMI. Ricordo perfettamente l’accoglienza con alcuni dei ragazzi presenti allora, uno dei quali mi chiese immediatamente: “Se non ti pagano che ci stai a fare con noi?”.

È una domanda spiazzante, di quelle che mettono a nudo il senso delle cose. La risposta è stata chiara fin dall’inizio ed è il motivo per cui sono ancora qui: quello che si riceve in cambio – emotivamente e nella crescita personale – è così prezioso he ripaga ampiamente ogni sforzo. Negli anni, la SEMI è diventata, per me come per i ragazzi, una seconda casa, un punto di riferimento stabile dove festeggiare le ricorrenze, affiancare nei compiti o semplicemente giocare e condividere del tempo.

Accanto al nucleo saldo dei volontari che ci sono da sempre, tante persone si sono alternate, tessendo legami profondi con i ragazzi. Legami che non si spengono quando si chiude la porta della comunità, ma che continuano a fiorire nel tempo. Un po’ come accade con i familiari che, anche se non li vedi e non li senti per un po’, sono e restano il tuo punto di riferimento».

Racconta sempre Flora, ripercorrendo il cammino fatto accanto a una delle ragazze dopo la fine del suo percorso in SEMI: «Ho sostenuto le sue prime esperienze, al di fuori del posto che era diventato il suo punto di riferimento. Aiutarla a studiare prima per la maturità, poi per i quiz per la patente, affiancarla nelle sue prime esperienze di guida, tra momenti di panico e grandi risate, nella ricerca del lavoro: è stata un’esperienza per me emozionante. Mi riempie di gioia vederla oggi come una piccola donna, con il suo lavoro e la sua autonomia, e sono felice e orgogliosa di aver contribuito, anche se in piccola parte, alla sua crescita. Anche lei è ormai, per me, una “di famiglia” che potrà contare sul mio sostegno ogni volta che ne sentirà il bisogno».

Sei anni dopo, lo sguardo è quello di chi riconosce il bene ricevuto anche dentro le curve più faticose dell’esistenza: «Sono stata fortunata a iniziare il mio percorso qui, ormai sei anni fa, e ringrazio per tutto quello che mi ha donato questa esperienza in quel momento preciso della mia vita. È proprio vero che “quando accade un grande male, seguirà un grande bene”, come mi insegna uno dei miei maestri spirituali».

Un ringraziamento che si allarga a chi ha pensato, creato e continua a portare avanti questi progetti, offrendo ai ragazzi una vera possibilità di cambiamento, e a tutti i giovani che, in silenzio, aiutano chi educa a crescere insieme a loro.